SCRITTURANDO

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domenica, 02 dicembre 2007


Da un po' di tempo lo schermo TV si riempie di regnanti, anzi delle nostre "Sue Maestà" che come il riccio, una volta entrati in Italia (come Re d'Italia in quanto non hanno mai abdicato), allargano gli aculei chiedendo la restituzione di soldi e beni incamerati dallo Strato italiano, ora Repubblica... Questi fatti mi hanno ricordato una pagina de "Il piccolo principe" di Antoine de Saint-Exupéry.


BUONA LETTURA da Mastrogiò


X



Il piccolo principe si trovava nella regione degli asteroidi 325, 326, 327, 328, 329 e 330. Comincio' a visitarli per cercare un'occupazione e per istruirsi.

Il primo asteroide era abitato da un re.

Il re, vestito di porpora e d'ermellino, sedeva su un trono molto semplice e nello stesso tempo maestoso.

"Ah! ecco un suddito", esclamo' il re appena vide il piccolo principe.

E il piccolo principe si domando':

"Come puo' riconoscermi se non mi ha mai visto?"

Non sapeva che per i re il mondo e' molto semplificato. Tutti gli uomini sono dei sudditi.

"Avvicinati che ti veda meglio", gli disse il re che era molto fiero di essere finalmente re per qualcuno.

Il piccolo principe cerco' con gli occhi dove potersi sedere, ma il pianeta era tutto occupato dal magnifico manto di ermellino. Dovette rimanere in piedi, ma era tanto stanco che sbadiglio'.

"E' contro all'etichetta sbadigliare alla presenza di un re", gli disse il monarca, "te lo proibisco".

"Non posso farne a meno", rispose tutto confuso il piccolo principe. "Ho fatto un lungo viaggio e non ho dormito..."

"Allora", gli disse il re, "ti ordino di sbadigliare. Sono anni che non vedo qualcuno che sbadiglia, e gli sbadigli sono una curiosita' per me. Avanti! Sbadiglia ancora. E' un ordine".

"Mi avete intimidito... non posso piu'", disse il piccolo principe arrossendo.

"Hum! hum!" rispose il re. "Allora io... io ti ordino di sbadigliare un po' e un po'..."

Borbotto' qualche cosa e sembro' seccato. Perche' il re teneva assolutamente a che la sua autorita' fosse rispettata. Non tollerava la disubbidienza. Era un monarca assoluto.

Ma siccome era molto buono, dava degli ordini ragionevoli.

"Se ordinassi", diceva abitualmente, "se ordinassi a un generale di trasformarsi in un uccello marino, e se il generale non ubbidisse, non sarebbe colpa del generale. Sarebbe colpa mia""

"Posso sedermi?" s'informo' timidamente il piccolo principe.

"Ti ordino di sederti", gli rispose il re che ritiro' maestosamente una falda del suo mantello di ermellino.

Il piccolo principe era molto stupito. Il pianeta era piccolissimo e allora su che cosa il re poteva regnare?

"Sire", gli disse, "scusatemi se vi interrogo..."

"Ti ordino di interrogarmi", si affretto' a rispondere il re.




"Sire, su che cosa regnate?"

"Su tutto", rispose il re con grande semplicita'.

"Su tutto?"

Il re con un gesto discreto indico' il suo pianeta, gli altri pianeti, e le stelle.

"Su tutto questo?" domando' il piccolo principe.

"Su tutto questo..." rispose il re.

Perche' non era solamente un monarca assoluto, ma era un monarca universale.

"E le stelle vi ubbidiscono?"

"Certamente", gli disse il re. "Mi ubbidiscono immediatamente. Non tollero l'indisciplina".

Un tale potere meraviglio' il piccolo principe.

Se l'avesse avuto lui, avrebbe potuto assistere non a quarantatre' , ma a settantadue, o anche a cento, a duecento tramonti nella stessa giornata, senza dover spostare mai la sua sedia! E sentendosi un po' triste al pensiero del suo piccolo pianeta abbandonato, si azzardo''a sollecitare una grazia dal re:

"Vorrei tanto vedere un tramonto... Fatemi questo piacere... Ordinate al sole di tramontare..."

"Se ordinassi a un generale di volare da un fiore all'altro come una farfalla, o di scrivere una tragedia, o di trasformarsi in un uccello marino; e se il generale non eseguisse l'ordine ricevuto, chi avrebbe torto, lui o io?"

"L'avreste voi", disse con fermezza il piccolo principe.

"Esatto. Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno puo' dare", continuo' il re.

"L'autorita' riposa, prima di tutto, sulla ragione. Se tu ordini al tuo popolo di andare a gettarsi in mare, fara' la rivoluzione. Ho il diritto di esigere l'ubbidienza perche' i miei ordini sono ragionevoli".

"E allora il mio tramonto?" ricordo' il piccolo principe che non si dimenticava mai di una domanda una volta che l'aveva fatta.

"L'avrai, il tuo tramonto, lo esigero', ma, nella mia sapienza di governo, aspettero' che le condizioni siano favorevoli".

"E quando saranno?" s'informo' il piccolo principe.

"Hem! hem!" gli rispose il re che intanto consultava un grosso calendario, "hem! hem! sara' verso, verso, sara' questa sera verso le sette e quaranta! E vedrai come saro' ubbidito a puntino".

Il piccolo principe sbadiglio'. Rimpiangeva il suo tramonto mancato. E poi incominciava ad annoiarsi.

"Non ho piu' niente da fare qui", disse il re. "Me ne vado".

"Non partire", rispose il re che era tanto fiero di avere un suddito, "non partire, ti faro' ministro!"

"Ministro di che?"

"Di... della giustizia!"

"Ma se non c'e' nessuno da giudicare?"

"Non si sa mai" gli disse il re. "Non ho ancora fatto il giro del mio regno. Sono molto vecchio, ma c'e' posto per una carrozza e mi stanco a camminare".

"Oh! ma ho gia' visto io", disse il piccolo principe sporgendosi per dare ancora un'occhiata sull'altra parte del pianeta. "Neppure laggiu' c'e' qualcuno".

"Giudicherai te stesso", gli rispose il re. "E' la cosa piu' difficile. E' molto piu' difficile giudicare se stessi che gli altri. Se riesci a giudicarti bene e' segno che sei veramente un saggio".

"Io", disse il piccolo principe, "io posso giudicarmi ovunque. Non ho bisogno di abitare qui".

"Hem! hem!" disse il re. "Credo che da qualche parte sul mio pianeta ci sia un vecchio topo. Lo sento durante la notte. Potrai giudicare questo vecchio topo. Lo condannerai a morte di tanto in tanto. Cosi' la sua vita dipendera' dalla tua giustizia. Ma lo grazierai ogni volta per economizzarlo. Non ce n'e' che uno".

"Non mi piace condannare a morte", rispose il piccolo principe, "preferisco andarmene".

"No", disse il re.

Ma il piccolo principe che aveva finiti i suoi preparativi di partenza, non voleva dare un dolore al vecchio monarca:

"Se Vostra Maesta' desidera essere ubbidito puntualmente, puo' darmi un ordine ragionevole. Potrebbe ordinarmi, per esempio, di partire prima che sia passato un minuto. Mi pare che le condizioni siano favorevoli..."

E siccome il re non rispondeva, il piccolo principe esito' un momento e poi con un sospiro se ne parti'.

"Ti nomino mio ambasciatore", si affretto' a gridargli appresso il re.

Aveva un'aria di grande autorita'.

"Sono ben strani i grandi", si disse il piccolo principe durante il viaggio.


Postato da: giovannisanti a dicembre 02, 2007 18:08 | link | commenti |

domenica, 25 novembre 2007

Mi recherò alla Moschea dei Musulmani; entrerò nella Chiesa dei Cristiani e mi inginocchierò dinanzi al crocefisso; entrerò nel Tempio Buddista per trovare rifugio in Budda e nella sua Legge. Andrò nella foresta e mi siederò in meditazione con l'Indù che ricerca la Luce che illumina ogni cuore. Non solo farò tutto questo ma lascerò il mio cuore aperto e disponibile per tutto ciò che potrà avvenire in futuro.


Svami Vivekánanda

Postato da: giovannisanti a novembre 25, 2007 17:41 | link | commenti |

mercoledì, 03 ottobre 2007



Qualche giorno fa ho ricevuto questa mail. Di solito, quando capita, si vede l'incidente da parte del passante: ci si ferma, si guarda, si sussurra, ci si commuove, anche! Questa volta il punto di vista è della persona che subisce l'incidente, della persona che ingiustamente muore. Ho pensato di pubblicarla perchè mi ha fortemente colpito!




 




CAMPAGNA CONTRO




LA GUIDA IN STATO DI EBBREZZA






 




Mamma,  sono uscita con amici. Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto: di non bere alcolici.




Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, così ho bevuto una sprite. Mi sono sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo in cui,  dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di quello che mi dicono alcuni amici.




Ho fatto una scelta sana e il tuo consiglio è stato giusto. Quando la festa è finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo. Io ho preso la mia macchina con la certezza che ero sobria. Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava...




Qualcosa di inaspettato!






Ora sono qui sdraiata sull'asfalto e sento un poliziotto che dice: "il ragazzo che ha provocato l'incidente era ubriaco". Mamma,la tua voce sembra così lontana!  Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando,con tutte le mie forze, di non piangere.  Posso sentire i medici che dicono: "questa ragazza non ce la fará".




Sono certa che il ragazzo alla guida dell'altra macchina non se lo immaginava neanche, mentre andava a tutta velocità. Alla fine lui ha deciso di bere e io adesso devo morire...




Perché le persone fanno tutto questo, mamma?  Sapendo che distruggeranno delle vite?  Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente. Dì a mia sorella di non spaventarsi, mamma, dì a papà di essere forte.




Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e guidare...Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva... La mia respirazione si fa sempre più debole e incomincio ad avere veramente paura.




Questi sono i miei ultimi momenti, e mi sento così disperata...




Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre  sono sdraiata, qui,morente. Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene. Per questo... ti voglio bene e... addio.




Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente all'incidente. La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole e il giornalista scriveva... Scioccato. Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di ebbrezza.




Se questo messaggio è arrivato fino a te e lo cancelli... potresti perdere l'opportunità,  anche se non bevi, di far capire a molte persone che la tua stessa vita è in pericolo. Questo piccolo gesto può fare la differenza.



Mandalo a tutti quelli che conosci.




Grazie















 




Postato da: giovannisanti a ottobre 03, 2007 22:00 | link | commenti |

martedì, 11 settembre 2007

BUON ANNO




Auguri di buon anno... scolastico! Io invece rimango a casa non con nostalgia della scuola, ma con il ricordo della scuola. Mi passano davanti tante facce e affiorano alla mia mente momenti vissuti in tanti anni tra i banchi delle diverse scuole frequentate. Se continuo evidentemente vado sul patetico, e quindi finisco qui! Evidentemente un grande "in bocca al lupo" per gli ultimi "miei" scolaretti che frequenteranno la quarta elemenatre. Siete bravissimi, continuate...




Trascrivo un pensiero del grande maestro e scrittore Mario Lodi pubblicato in www.scuoledipace.it come augurio non solo agli alunni che frequenteranno il nuovo anno, ma, e soprattutto, alla scuola, alla scuola che non deve essere pista che premia solo i bravi e "segna" gli ultimi, ma palestra dove ciascuno con impegno allena tutte le sue capacità stimolato saggiamente dagli educatori/insegnanti














Imparare a fare cose difficili




 




di Mario Lodi































Pochi giorni fa, in una scuola elementare, domandai ai bambini quali erano i loro sogni per il futuro.




Ha risposto subito Massimo: “Diventare miliardario!”




Sogno condiviso dagli altri bambini, che ci fa riflettere.




Oggi è difficile educare perché il nostro impegno di formare, a scuola, il cittadino che collabora, che antepone il bene comune a quello egoista, che rispetta e aiuta gli altri, è quotidianamente vanificato dai modelli proposti da chi possiede i mezzi per illudere che la felicità é nel denaro, nel potere, nell’emergere con tutti i mezzi, compresa la violenza.




A questa forza perversa noi dobbiamo contrapporre l’educazione con tutti i mezzi.




A questa forza perversa noi dobbiamo contrapporre l’educazione dei sentimenti: parlare di amore a chi crede nella violenza, parlare di pace preventiva a chi vuole la guerra.




Dobbiamo imparare a fare cose difficili, come disse Gianni Rodari in una delle sue ultime poesie: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco, liberare gli schiavi che si credono liberi.










 




Ciao ragazzi e tanti auguri ancora da Mastrogiò

Postato da: giovannisanti a settembre 11, 2007 17:54 | link | commenti |

domenica, 09 settembre 2007

PASSEGGIATA


Ogni tanto mi piace passeggiare per le pagine di SCRITTURANDO un po' per leggere, un po' per ricordare, ma anche per cercare qualche traccia di qualche visitatore...


"Sono fermo da molto tempo, ormai nessuno mi scrive. Ogni tanto qualcuno mi solletica, mi apre e scorre distrattamente le mie pagine... mi sembra proprio di essere andato in pensione anch'io. Chi si ricorda di me sono i miei scrittori. Abbiamo passato assieme alcuni anni interessanti... Forse se mi leggesse il ministro Fioroni capirebbe veramente l'importanza della I come Informatica, il computer come spazio per la fantasia, come finestra sul mondo, come quaderno per entrare nella grande Rete e per sfuggire al labirinto dei... banchi!".


Anche Scritturando ha voluto dire la sua!


Io leggo con attenzione i brevi pensieri, qualche volta troppo frettolosi, che mi lasciate qua e là su queste pagine. Anche se anonimi mi sembra di vedere le vostre facce divertite e interessate durante le ore che abbiamo passate assieme nel laboratorio informatica. Bravi!


Beh! Qualche volta scrivete con più pazienza i vostri testi, i vostri desideri, i vostri sogni... e se potete firmatevi!


Ciao e a presto da Mastrogiò.


NB. L'ora è suonata, non perdete l'occasione!!! Scrivete!



 


Postato da: giovannisanti a settembre 09, 2007 19:17 | link | commenti |

mercoledì, 21 marzo 2007

SE IO FOSSI


 


Se io fossi vita


non farei morire le persone


a me care,


né gli animali


in via d’estinzione


 


Se io fossi luce


illuminerei i luoghi oscuri


pieni di malvagità


colmi di sofferenze,


chiusi nei dolori.


 


Se io fossi notte


farei dormire tutti


all’aperto,


sotto un cielo


splendidamente buio,


per scrutare


ciò che accade,


poi coprirei col mio mantello


tutta la terra.


 


Se io fossi notte


farei sparire la scuola


e tutto ciò che c’entra con lei.


 


Se io fossi acqua


toglierei il sale dagli oceani


per renderli più dolci,


così eliminerei le burrasche


e le onde giganti


che spostano la terra


portando morte e distruzione.


 


Se  io fossi fuoco


brucerei quello che non va


nel nostro mondo,


toglierei le catastrofi,


brucerei i mali


e salverei la terra.


 


Se io fossi ricco


Aiuterei i malcapitati come me.


non lavorerei per tutto l’oro del mondo,


farei schiave le mie “care” sorelline


che mi dovrebbero accontentare


in ciò che chiedo.


 


Se io fossi denaro infine


mi donerei tutto intero


a chi ha bisogno di me


a chi muore di fame


a chi soffre di più.



                                             Eider

Postato da: giovannisanti a marzo 21, 2007 22:42 | link | commenti (2) |

domenica, 04 marzo 2007

COL NASO ALL'INSù


Spero che anche voi ieri sera, abbandonando un po' di sanremo, abbiate cercato un posto meno illuminato per contemplare il "mistero" dell'eclisse lunare.


mastrogiò 

Postato da: giovannisanti a marzo 04, 2007 19:42 | link | commenti |

mercoledì, 07 febbraio 2007

SONO PROPRIO SORPRESO  felicemente!





Dopo un po' di tempo ho riaperto SCRITTURANDO!





Mi sono accorto con sorpresa e piacere che continua ad essere …frequentato: ogni tanto qualcuno lascia messaggi, scrive commenti… e rilegge i propri scritti, qualcuno lo sfoglia come un vecchio quaderno cartaceo o un album di fotografie…





Se qualcuno volesse riprendere a scrivere e pubblicare in prima pagina, come post, potrebbe inviare i propri scritti a santigiovanni@tiscalinet.it oppure scritturando@virgilio.it , può anche scribacchiare direttamente su Commenti, con un veloce copia/incolla, i vostri pensieri verranno  portati in prima pagina.


Si accettano anche proposte!





Saluti da Mastrogiò








Postato da: giovannisanti a febbraio 07, 2007 19:48 | link | commenti (4) |

martedì, 10 ottobre 2006

E LA SCUOLA?



Ci vuole un po’ di tempo per ambientarsi nella nuova “situazione”, stavo scrivendo “vita”.


No! Non è una nuova vita come può sembrare, è un cambiamento di ottica, un cambiamento dell’orario di sveglia (beh! spostata in avanti di solo mezz’oretta) e un poter mettere le mani su cose sempre viste e rimandate ‘ah, se avessi tempo!’ E adesso il tempo c’è e tanto, finché non ti lasci nuovamente assorbire da impegni, da volontariato, da faccende domestiche.


 


E sì la scuola l'ho proprio dimenticata!


 


Qualche giorno fa, circa le dieci, passo per piazza Itria attorno alla scuola gialla, vociare di bambini e movimenti frenetici…


Senza un mio specifico comando il dito clic, accende la freccia a destra e la macchina automaticamente si accosta al marciapiede, e allora intervengo io ‘che faccio?’


Se per caso voi camminando, calpestate un formicaio causando un fuggi fuggi generale delle povere formiche… avete mai provato a rimetterle, con le buone o con le cattive, nel formicaio stesso?


Questo era lo sforzo delle maestre di classe che cercavano di mettere in fila i piccoli alunni…


 


No, la scuola non l'ho proprio dimenticata!


 


Scendo, saluto caramente le mie colleghe


“Cosa fai tutto il giorno?”


“Leggo e sto frequentando la piscina”


“Fortunato te, vieni a trovarci!”


 


Certamente presto andrò a salutare colleghi e bambini e dirò “Che bei tempi!?”


 


Mastrogiò


 

Postato da: giovannisanti a ottobre 10, 2006 01:06 | link | commenti |

venerdì, 29 settembre 2006

Ci sono molte persone che si preoccupano del tempo libero di chi va in pensione... "E adesso cosa farai?"




Forse perchè in un mondo dove tutti corrono, vedere qualcuno che può fermarsi, che può andare di mattina a passeggiare, che può mettere la sveglia alle otto o non metterla affatto, che può decidere di non far niente, che può leggere tranquillamente quello che vuole, quello che mai ha potuto leggere, ... crea incertezze, "allora si può fare a meno di lavorare?".




E' pur vero che anche qualcuno che va in pensione soffre di vertigini non sopportando il vuoto di tempo, il vuoto del fare, il poter decidere quello che vuole fare senza comandi e divieti, allora si costringere a leggere tutti i quotidiani del giorno, si compera un campo di ulivi per poter continuare a lavorare, si dà ad un volontariato frenetico...




Io sto sistemando le mie cose, sto raccogliendo e buttando via! Facendo questo ordine ho trovato un foglietto, conservato dentro un libro chissà da quanto tempo, credo da quando pubblicavo i calendari "Pithruddhi". Ecco il testo:




PARITI PARITI DI CI IERU




E DI CI SITI




TI CI ULITI CU BISSITI




Riesco un po' a tradurre questo proverbio, mentre mi sfugge il significato più profondo... (forse per le mie origini!), chiedo a qualcuno aiuto!




Mastrogiò

Postato da: giovannisanti a settembre 29, 2006 00:26 | link | commenti (1) |

venerdì, 22 settembre 2006

TIRIAMO UN PO’ LE SOMME!!!


 


È difficile farlo!


Tirare le somme significa trovare elementi positivi e negativi di un lavoro e scoprire se gli obiettivi sono stati più o meno raggiunti.


Parlo del blog SCRITTURANDO nato a scuola all’interno di una attività di laboratorio all’inizio del febbraio 2005,  circa 20 mesi fa!


L’obiettivo era quello di stimolare gli alunni a scrivere in “libertà”, lontano dai brutti segnacci “rossi e blu”, dalle continue correzioni, che potrebbero sì portare ad una scrittura senza errori, ma anche bloccare creatività e fantasia degli scrittori in erba!!!


Come è andata?


Ci si può tirare una badilata sui piedi? Da soli?


Posso dire che ci sono stati dei momenti molto positivi: i ragazzi scrivevano con po’ di passione, stimolati da questo nuovo modo di comunicare, il blog era letto sia a scuola, che all’interno di Galatone, da chi periodicamente e anche giornalmente sfoglia i numerosi blog locali, ma anche a livello nazionale, è entrato in alcune tesi di laurea ed è stato anche recensito da “il Venerdì di Repubblica” n. 900 del 17 giugno 2005 “Diari di viaggio, anzi, di gite e racconti a ruota libera. Da leggere nel quaderno virtuale del laboratorio d’informatica della scuola Giovanni XXIII di Galatone, in provincia di Lecce: uno spazio web dove gli alunni possono “digitare” pensieri e parole in libertà, lontani dalla matita rosso-blu degli insegnanti”.


 


Ci sono stati pure momenti di fiacca… non basta un blog per stimolare gli alunni a scrivere con voglia e passione, per convincerli che scrivere è come respirare: momento essenziale della vita di ciascuno.


 


Ed allora mi sono passate per la testa le solite domande:


perché i ragazzi non scrivono?


perché non scrivono volentieri?


perché la voglia di scrivere diminuisce gradatamente, fino quasi a scomparire, durante gli anni scolastici?


 


Momenti di fiacca! Molti posso essere stati i perché. Gli alunni preferiscono accostarsi ad internet per compiere ricerche organizzate in classe: un po’ di lettura e un po’ di copia/incolla, che dedicarsi alla scrittura personale, attività di elaborazione che a scuola no nasce mai spontaneamente ma solo dopo l’ordine dell’insegnante “prendete il quaderno a righe e…”!



Tirando un po' le somme posso dire che il blog a scuola è stato positivo... peccato che anche "scritturando" non avendo trovato un profondo e didattico interesse tra gli insegnanti, è venuto in pensione con me, cambierà quindi la sua veste ma dovrà essere uno stimolo alla scrittura libera, creativa, di riflessione personale... per grandi e piccini!


La strada è tutta da inventare e costruire: suggerimenti e collaborazione cercasi!



sempre Mastrogiò

Postato da: giovannisanti a settembre 22, 2006 17:48 | link | commenti (6) |

martedì, 25 luglio 2006

ricordi di una gita ad Otranto degli alunni della classe II A -

II Circolo Galatone

SIAMO STATI AD OTRANTO

Abbiamo visto:

Þ     La cattedrale, la cripta, il pavimento di mosaico, le ossa dei martiri, e la chiesetta di San Pietro

Þ     Porta Terra, porta Mare, porta Alfonsina

Þ     Il mare e il porto con le barche e le navi

Þ     Il castello aragonese.

Ripensando e ricordando in classe questa bella gita ci viene da pensare a…

-         agli angeli, ai sacerdoti, alla Madonna bizantina (carnagione scura, capelli e occhi neri, Gesù sulle gambe) e alla Madonna latina (bionda con Gesù in braccio),

-         ai gabbiani,

-         ai fantasmi e ai soldati,

ai nemici che arrivano dal mare

 

ARRAMPICANDOMI SULL’ALBERO DELLA VITA

Appena entrati nella cattedrale tutti siamo corsi ad ammirare il grande mosaico pavimentale dove era rappresentato l’Albero della Vita, sostenuto da una coppia di elefanti. Sui rami sono rappresentati l’Inferno, il Paradiso, i mostri dell’Apocalisse, i lavori svolti dall’uomo nei vari mesi dell’anno i peccati compiuti, il Bene e il Male, Adamo ed Eva (peccatrice), Gesù, S*****, scene dell’Antico Testamento. Dopo siamo entrati in una cappella  dalla forma ottagonale, formata da un cerchio e otto quadrati.

Il cerchio è Dio, i quadrati sono gli uomini. In questa cappella ci sono sette armadi a muro dove si conservano le ossa dei Martiri, uccisi dai Turchi perché non si convertirono alla legge mussulmana. Cinquecento teschi stanno ad Otranto, duecento nel duomo di Napoli e cento sono conservati a Roma.

Siamo alla fine scesi giù nella cripta dove c’era una selva di colonne, una diversa dall’altra, e come in una macchina del tempo siamo tornati indietro di secoli e secoli.

Rossana Casaluci classe IIA 

Postato da: giovannisanti a luglio 25, 2006 10:39 | link | commenti |

venerdì, 16 giugno 2006

 

I MOSTRI SCONFITTI

Un giorno dei mostri andarono a sbattere contro delle imponenti gobbe terrestri.

I mostri decisero di accendere un fuoco, ma niente perché non sapevano che in alta montagna, dove faceva molto freddo e c’era tanto ghiaccio, non si possono accendere fuochi.

Passarono cento anni e quindi decisero di riparare la loro navicella spaziale. Passarono altri cent’anni e ripartirono, dopo aver provato una nuova esperienza: attraversare alcuni sentieri che toccano il cielo. Incontrarono cattive sentinelle a guardia di paesi e della dimora intatta di piante e animali delle grandi montagne.

I mostri improvvisamente caddero su uno scivolo naturale di pioggia e neve e l’incantesimo finì.

Francesco Musca

Postato da: giovannisanti a giugno 16, 2006 21:51 | link | commenti (2) |

giovedì, 15 giugno 2006

Facendoci cullare dalle visioni di Otranto durante la passeggiata per le strette vie è nata questa poesia…

VORREI… VORREI…

Vorrei essere un angelo

per volare, volare nel cielo

e arrivare alla cattedrale.

Vorrei essere un gabbiano

per vivere sulle onde

del mare d’Otranto.

Volare volare nell’azzurro profondo,

guardare le barche e le navi del porto.

Vorrei essere un fantasma

per esplorare

il grande castello Aragonese, incantato

e spaventare di giorno e di notte la gente.

Vorrei volare volare

sempre più in alto nell’azzurro

più intenso del cielo e del mare

per scoprire nuove bellezze d’Otranto

e rivivere la storia del passato.

I poeti della classe II A

Francesco Musca, Leidy Baglivo, Rossana Casaluci, Marco Minerba

Postato da: giovannisanti a giugno 15, 2006 20:07 | link | commenti |

mercoledì, 31 maggio 2006

il giallo della mezza notte

e buona lettura

                              ESPLOSIONE TOTALE

Erano le 23:30, quando Charly si trovava nel suo appartamento, era disteso sul divano, una nube densa di fumo si aggirava su di lui, infatti, fumava l’ultima whistonblue. Dalla sua persiana filtravano le luci “della città che non dorme mai”; il suo collega Semurs, dormiva sul letto, russava come un toro inferocito e Charly gli lanciava di tanto in tanto un calzino in bocca per zittirlo. Charly era solitamente vestito con un cappello agli anni 50’, una trance marrone chiuso con una cintura, i suoi pantaloni neri pece rimanevano su grazie a delle bretelle attorcigliate tra loro come dei pitoni, la sua cintura di velluto era nera come i suoi pantaloni, una camicia color bianco a quadri rossi con una cravatta blu completava l’abbigliamento. I suoi capelli erano castani, i suoi occhi verdi, molto penetranti, le labbra carnose e rosee, avevano pronunciato più di mille soluzioni di casi intricati come i rami di un vecchio ulivo, le sue orecchie erano arrotondate. La sua pelle olivastra si mimetizzava col vestiario; la sua corporatura era muscolosa, la sua statura alta, perché andava due volte alla settimana in palestra. Di solito era agitato e scontroso, ma nel suo “nucleo” era di animo gentile e nobile e aiutava sempre i più deboli e gli indifesi. Lui era un agente specializzato in investigazioni sull' inquinamento dell' ambiente.

Erano le 24:00 quando ricevette una telefonata, erano le E.S.M (missioni segrete ecologiche), che lo informavano di scorie radioattive su un'isola famosa perché lì si svolgeva un programma italiano dove partecipava sotto falso nome ai provini. Era molto nervoso infatti aveva bevuto sei caffé e due pacchetti e mezzo di sigarette. Si sentì una voce femminile che annunciava il nome dei “naufraghi “ e disse loro di entrare nella porta numero 8 e di farsi fare l’ intervista e le fotografie. Il 3 settembre Charly si sganciò dall’elicottero che li portava sull’isola. Passarono giorni e giorni, settimane e settimane senza che scoprisse niente, ma finalmente il quattordicesimo giorno, camminando, inciampò in un ramo molto spesso e cadde a terra; si accorse che era caduto su una botola ricoperta di terra e foglie, chiusa con uno spesso, pesante, grosso lucchetto; Charly cercò di aprire la botola, ma non ci riuscì; sentendo dei passi che scricchiolavano sul manto di foglie, si alzò e si nascose subito dietro un grosso macigno. Vide che due tizi muniti di mitragliatrice si avvicinarono alla botola e la aprirono con una chiave speciale assomigliante a un coltello affilatissimo. Dopo averla aperta schiacciarono un pulsante situato nell’estremità interna della botola ed emerse dal mare un sottomarino molto arrugginito e ammuffito, emanante un fetido, orrido odore di scorie nucleari tossiche. Dal sottomarino uscì una ciurma di uomini robusti, dall’aria sospetta, con una folta barba, vestiti allo stesso modo: una salopette di jeans macchiato di grasso e null'altro. La ciurma di uomini tirò fuori un grosso cassone contenente ovviamente sostanze nucleari o liquame tossico, lo lasciarono cadere nella botola e dopo averla chiusa, fuggirono come un gatto inseguito da una banda di cani. I due tipi sospetti, entrarono dentro quella botola dov’erano state appena scaricate quelle scorie, e Charly compì un quasi salto mortale, misero un’asticella prima che il portellone si chiudesse, così riuscì ad aprirla poco dopo. Appena entrò vide quello che non aveva mai immaginato: file e file di bidoni contenenti rifiuti tossici con dei mercenari armati fino ai denti che controllavano l’operazione. Charly allora cercò di mimetizzarsi tra quei barili e riuscì ad entrare nella sala di controllo, era deserta, vuota a porte alcune gabbie molto grandi: Charly si avvicinò. Non l’avrebbe dovuto mai fare: dentro c’erano uomini geneticamente modificati: con più braccia e un solo occhio, tre gambe… e così via, Charly iniziò a vomitare era come se le sue viscere si contorcessero erano esseri nati da donne contaminate e rinchiusi lì perché nessuno doveva sapere. Uno di loro disse: “Chi sei? Cosa vuoi? Ti prego, non guardarci”. E Charly fece come disse e se ne andò. Cercava qualcosa di non preciso, voleva solo distruggere quel posto. Alla fine riuscì a trovare un pulsante di autodistruzione e a quel punto un mercenario lo scoprì; allora lui attivò l’autodistruzione, e zigzagando sotto il fuoco nemico sparò come un pazzo ferendo e uccidendo : non gli importava quante persone morissero, gli importava solo di uscire di lì senza piombo, salvare i concorrenti del programma: “Ospiti sull’ isola “ e che quel posto maledetto si distruggesse. Dopo poco riuscì ad aggrapparsi alla scaletta della botola e uscì: mancavano soltanto 60 secondi prima che quel posto saltasse in aria, andò dai “naufraghi “ e gli avvertì di cosa stava per succedere, ci fu una risata fino a quando non si sentì un primo botto: mancavano solo venti secondi e allora si scatenò il panico collettivo e tutti si buttarono in acqua cercando con tutte le forze di raggiungere le navi della polizia che sorvegliavano l’isola, le raggiunsero, mancavano solo dieci- nove-otto-sette-sei-cinque-quattro-tre-due-uno secondi quando si sentì un boato pazzesco, e dal mare uscirono molti barili contenenti rifiuti tossici e scorie radioattive; sembrava non ci fossero morti infatti riuscì a vedere all’orizzonte un motoscafo che trasportava un mercenario. Sembrava tutto finito: per fortuna arrivò subito una nave con dei tubi che aspiravano tutti i liquidi mentre i fusti furono tutti recuperati. Finalmente era finito, quando riuscì a tornare a New York venne accolto con un fragoroso applauso spaccatimpani, e venne data una medaglia per il coraggio e da quel momento fu un colonnello: Colonnello Charly Auston, suonava proprio bene.

 

                                                               FRANCESCO  CHIRIVI’ classe V A

 

 

Postato da: giovannisanti a maggio 31, 2006 00:38 | link | commenti (1) |

venerdì, 26 maggio 2006

Quando penso che le scritture che bambini e ragazzi per anni e anni stillano nella scuola vanno quasi sempre perse, bruciate, distrutte, mi sento soffocare, investire da un vento che, soffiando da sempre nella scuola, lungo i corridoi, tra i banchi, disperde la storia svolta tra quelle mura.

Proprio per questo è nato questo blog, perchè delle scritture non rimanessero chiuse in quaderni, raccoglitori di vita breve e potessero viaggiare assieme ad altre scritture, assieme ad altri respiri.

In questo periodo sto raccogliendo in un libriccino quanto si è scritto nella classe II A e così ogni tanto, COPIA & INCOLLA, pubblico su scritturando alcune righe dei "miei pargoli".

In quest momento molti blog galati parlano di Galatone e così io pubblico i tentativi di racconto e di poesia della classe II A, proprio su Galatone: Oh! la bella innocenza!

PAESE

Corro in bicicletta

nello spazio prezioso

del mio paese.

Gioco felice tra i colori

del cielo, del sole

e della campagna

del mio paese

io amo il mio paese

piccolo presepio di luci.

Eleonora Prete

MIO PAESE

Scopro ogni giorno

luoghi bellissimi

nello strano mappamondo

rimpicciolito

e sono contente di vivere

in questa grande casa accogliente,

il mio paese: Galatone.

Giorgia Costante

Postato da: giovannisanti a maggio 26, 2006 00:59 | link | commenti |

martedì, 23 maggio 2006

cosa significa viaggiare? si lascia, si incontra si passa, si sfiora, si rinnova, si rimpiange,... con i bambini a scuola significa sognare, costruire, prevedere, immaginare... ed è per questo che tale parola piace ai miei alunni (e non solo) evoca ed anche li porta a scrivere, a trovare il piacere di scrivere...

Riporto allora un altro squarcio del lavoro svolto in classe durante il laboratorio "Viaggio". Abbiamo parlato di partenza e i ragazzini hanno preparate le valigie con i ritagli di giornale. Poi hanno raccontato cosa per loro è importante portare in viaggio. Ecco i loro testi!

Abbiamo deciso di partire e allora…

PREPARIAMO